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mercoledì 10 febbraio 2010



Sapete cos'è una ... FOIBA ?












QUESTA...E' UNA FOIBA..
IN MOLTE DI QUESTE FURONO GETTATI,,,COME RIFIUTI...DONNE, BAMBINI,,UOMINI..
IO CONOSCO UNA PERSONA CHE ALL'EPOCA ERA UNA BIMBA,LEI MI HA RACCONTATO COME, FURONO COSTRETTI A LASCIARE LE LORO CASE, E TUTTO .MA PROPRIO TUTTO,CIO' CHE AVEVANO PER ANDARE DOVE??
MOLTI LO SCOPRIRONO, DOPO....MORENDO..

Le foibe
La parola foiba deriva dal latino fovea, fossa: si tratta di profonde voragini rocciose che le popolazioni slovene e croate del carso triestino utilizzavano come discariche, gettandovi rifiuti quali carcasse di animali, scarti di lavorazione, oggetti rotti. Ecco allora che le foibe non vengono scelte a caso come luogo per lo sterminio degli italiani: gettare gli italiani nelle voragini significa mostrare loro tutto il disprezzo possibile, trattandoli come rifiuti.
Migliaia e migliaia di persone morirono in quelle fosse (in Istria sono state trovate più di 1.700 foibe), alcune gettate nel baratro dopo una veloce esecuzione, altre dopo essere state torturate con metodi da far invidia ai nazisti più feroci, altre ancora addirittura vive, lasciate a morire duecento metri sottoterra circondate di cadaveri. Un conto preciso delle vittime è impossibile: secondo alcune fonti gli italiani sterminati furono dai 4 ai 6mila, per altre addirittura 10 o 20mila. Alcuni finirono fucilati, altri morirono nei campi di concentramento. Per la maggior parte, però, si aprirono le porte dell'inferno: le foibe.
I soldati di Tito Facevano irruzione di notte nelle case dei civili, caricando decine di persone alla volta sui camion. Le vittime predestinate, quindi, venivano legate una all'altra con corde, fil di ferro, filo spinato: qualsiasi mezzo che impedisse loro di fuggire. A questo punto, disposti sull'orlo del precipizio, i primi venivano fucilati, trascinando con sé nel baratro anche tutti gli altri, ancora vivi. Alcuni avevano la fortuna di morire subito nella caduta, altri resistevano per ore e ore, feriti, agonizzando circondati da cadaveri in putrefazione.
Ma l'orrore poteva essere ancora peggiore, perché prima della morte potevano esserci le torture e le sevizie: nelle fosse carsiche sono state trovate donne stuprate o con il ventre reciso per estrarre il feto che portavano in grembo, uomini evirati che, prima di essere gettati nelle foibe, venivano costretti a mangiare i propri genitali, cadaveri decapitati, con la testa dei quali i titini improvvisavano partite a pallone...

A testimonianza di quanto successo, ci sono anche le parole di un sopravvissuto, Graziano Udovisi, che era stato legato ai suoi compagni con il filo di ferro e aveva marciato due ore fino alla buca che doveva riceverli. Pestato ogni volta che cadeva, coi reni scassati per anni, quando sente le prime raffiche di mitra, si butta nella foiba, con filo di ferro che si spezza. Con una mano libera riesce a risalire un pezzo di grotta, trascinando per i capelli il compagno che era legato a lui, fuori dall’acqua, e riesce a sopravvivere nonostante le bombe a mano lanciate dai titini e a tornare a casa. Dopo l’esperienza dell'esodo, assieme a tutti gli emigranti che raggiungono via nave o aereo una nuova patria, si stabilizza in provincia di Reggio Emilia e nel dopoguerra racconta la sua vicenda in scuole e associazioni. Una memoria che diventa pubblica solo nel 1991, dopo decenni di silenzio.

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